lunedì 4 luglio 2011

CCCT| Ile_forma, morphe|m_orpheo_orfismo

| CENTRO CULTURALE CASA TANI_16-29 luglio 2011
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           MATERIE
           Ile_forma, morphe|m_orpheo_orfismo

La difficoltà di scindere la formazione della «materia» dalle cose pensate come spirituali, raccoglie sia le osservazioni più puriste della scrittura, affine al supporto, che quelle più estetizzanti che implicano un genius loci, un lume interiore del genio o dell’artista, che la materia inclina alla sua propria idea. Se leggiamo qualche pagina di W. Goethe, forse troviamo declinazioni arabesche, riflessioni sulla spiritualità e sulla mathesis universalis di cui è fatta la realtà, che noi vorremmo anche misurabile giustezza, coralità indefinita di accenti, grazie, gestualità, concrezioni, trasparenze nell’inedito, voti all’espressione di un soggetto nelle più tematizzare riposte analogie e, a fare la differenza, l’astratto toglie ogni ‘coseità’ riposta semanticamente in apparenza per far spazio all’idea manifesta che la materia possa esprimere empaticamente il sé; così più che di ‘materialismo’ nel primo Dopoguerra si è scelta la via della difformità della riflessione sulla materia e dunque dell’Informale con gesti persino reclusivi: gli Otages di Tapies catturano in una rete illeggibile i propri soggetti, impedendo a questi una dispersione indefinita, ma al contrario questi si sentono ancora mediati – allora ecco il via di una proliferazione di esistenze, di corporeità meccaniche, di supporti, pluralismi, ed è segno, inciso e persino a brandelli di scrittura che rientrano nel sistema dell’arte per una componente di ricerca di valorizzazioni differenti del materico sul quale vale riportare ciò che resta del segno o della sua vividezza e impronta. La materia da espressione empatica diviene corposa dimensione del sogno perché solo in questo si manifestano dirette analogie con il pensato profondo, con il sé e un proprio non mediato dalla coscienza costruita, dal filtro delle impurità. Al contrario di ciò che annotiamo rispetto all’informe creduto impuro, ritroviamo il gesto diretto, purificato, la ripresa del dialogo con l’esistenza, la sua completezza, la sua manifestazione senza riduzionismi – sull’ilemorfismo insito nell'idea sia di proporzione che della ‘metafisica della luce’ «le leggi dell’aequalitas sono trovate dall’artista nell’intimo della propria anima» replicano non senza accostamenti e incitamenti alla produzione artistica e all’ideazione consapevole, Bonaventura e la scuola francescana (Eco, 1987). Ma basterebbe la macchia di Leonardo, come lectio magistralis, persino i Macchiaioli italiani e la versione tachiste francese, o citare Anna Ottani Cavina che dal Romanticismo e dalla scuola del paesaggio fa riemergere una natura naturata, Paola Serra Zanetti nel distinguo di scuole internazionali e altrettanto locali, lessicalizzate, piuttosto che Roberto Pasini nella sua lezione antologica e critica delle modalità emersive dell’Informale a livello globale, coerenti con una riscoperta delle origini preistoriche dell’arte, e persino un Renato Barilli, nel segno del post - dalle possibili letture, forse anche intrecciate – qui si lascerà spazio alla personalità dell’artista e alle sue contraddizioni tipiche di ricerca, consci di non poter tratteggiare una finalità di scuola Postmoderna tardiva ma una sorta di colloquio e di riscoperta, espressioni della possibile durata. Come ogni interpretazione circolare, la materia riesce a rivestire un ruolo nello ‘schema’ e dunque nella memoria, già quasi a metafora del pensiero del filosofo Bergson, riflettendo ciò che torna dal tempo, rimosso, dimenticato, è piena raccolta di oggetti, così forme plastiche, recuperano al poetico il valore simbolico della loro artistica collezione, nella definizione di Tolstoj.

Tania L. Gobbett (Rovereto)
storica dell’arte e semiotica

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